Chi sono

Mi chiamo Magdalena Smigielska, sono una biologa nutrizionista e a 15 anni ho iniziato la mia battaglia contro l’ansia e i problemi intestinali ad essa associati.

Avevo solo 15 anni.
A quell’età la mia unica preoccupazione sarebbe dovuta essere la cotta di turno, la musica (ai miei tempi nell’ipod considerato che spotify allora ancora non esisteva hahaha) e gli amici.

Era la Notte Bianca. A Napoli per alcuni anni il Comune decise di festeggiare questo evento che prevedeva negozi aperti, concerti e folla per le strade per tutta la notte. Davvero una bellissima idea per vivere la città anche di notte e Napoli, devo dire, si è prestata benissimo, ci ha regalato degli scorci bellissimi.
Ero in una piazza gremita di gente, fino a quella sera non mi aveva mai dato nessun problema essere tra la folla. Ridere, scherzare e fare festa erano tratti distintivi del mio carattere.
Ma quella sera fu diversa, quella sera è cambiato tutto.

Fino ad un momento prima era tutto ok ed ecco che un momento dopo, così all’improvviso, pensavo che sarei morta lì, probabilmente d’infarto, o per mancanza di ossigeno, in ogni caso non pensavo che sarei riuscita ad uscirne indenne.

Tachicardia.
Respiro veloce.
Affanno.
Buio.
Ansia.
Sto morendo?
Gambe molli.
Vertigini.
Mi manca il respiro.
Panico.

All’improvviso mi sento come in una di quelle scene dei film in cui tu sei lì in mezzo alla strada e tutto intorno a te si muove distrattamente e velocemente senza rendersi conto di te, di quello che stai vivendo, di quello che stai provando.
Fino a quella sera non mi era mai capitato di provare tutte queste sensazioni e mai tutte insieme in maniera così intensa.

È un qualcosa che non ti aspetti, che ti coglie del tutto impreparata come le piogge estive. Quelle però sono piacevoli perché ti danno refrigerio. L’attacco di panico è come un girone dell’inferno.

I miei genitori mi hanno aiutata ad uscire dalla folla, siamo entrati in un vicolo tranquillo e con un po’ di difficoltà sono riusciti a calmarmi, ma poi è subentrato un altro problema, quello che non mi ha accompagnata negli anni successivi. Il mio incubo, la mia croce.

Ho canalizzato tutta la mia ansia, tutta la mia paura, sull’intestino. E quindi di corsa a cercare un bagno.
Ed è così che pian piano negli anni ho scoperto e visitato tutti i bagni della mia città, è così che ho iniziato a scegliere i locali, le serate e le vacanze: in base ai bagni.

Col tempo mi sono convinta di trovarmi in una situazione senza via d’uscita, come un cane che si morde la coda.

Quando i miei amici mi invitavano ad uscire due potevano essere le cose, o trovavo una scusa e restavo a casa cullata dai sensi di colpa oppure mi riempivo di farmaci, scendevo (dopo aver controllato quanti e quali bagni c’erano in zona) ma ero perennemente in ansia perché avevo paura di stare male e, ancor peggio, del giudizio degli altri.

La diagnosi dei medici?

“è solo ansia, stai tranquilla che poi verso i 50 anni ti passerà”.
50 anni?!
E fino ad allora che faccio, mi chiudo in casa!?.
Forse non si sono resi conto di ciò che significa.

Dopo aver vissuto un altro attacco di panico qualche mese dopo ho deciso che era arrivato il momento di cercare una soluzione. Per farlo ho iniziato a chiedermi: “Da cosa nasce il problema?”.
Sicuramente una domanda che ti sarai posta anche tu.

“Tutti soffriamo d’ansia, di che ti lamenti?”

Hai ragione. Oggigiorno in Italia 3 milioni di persone soffrono d’ansia.
E ognuna di queste persone, così come me e come te, sta combattendo una battaglia, una battaglia contro se stessi e si sente, il più delle volte, tremendamente sola.

Di grande aiuto sicuramente è stata la mia carriera universitaria.
Studiare biologia mi ha dato la possibilità di comprendere come funziona il nostro organismo .
Ovviamente l’intestino ha subito catturato la mia attenzione, con tutti gli organi a lui connessi, proprio per quello che avevo vissuto.

Voglio essere sincera con te.
Non ho trovato una soluzione definitiva.
Non ho debellato la sindrome del colon irritabile.
Non ho eliminato dalla faccia della terra la diarrea e la stipsi, la nausea, il gonfiore, la paura di scendere di casa, il senso di malessere, la tristezza e la depressione.
Purtroppo non ho trovato né creato una bacchetta magica che possa porre fine alla nostra croce.

Però, c’è un però.

In questi anni ho imparato a gestire tutte queste problematiche.

È un cammino tortuoso, in cui ci saranno gioie e dolori. Si cade e ci si rialza.
Anche io sono passata dall’avere paura di portare il cane a passeggio sotto casa al viaggiare in paesi esteri senza timore.
Ho rischiato di perdere l’amore perché chi mi era vicino non ha capito da subito l’entità del mio problema. Chi non lo vive non riesce a comprendere il mondo che si cela dietro quello che viene definito “un po’ di mal di pancia”.
Ma io l’ho vissuto e so cosa significa per cui non è nella mia natura giudicare le scelte altrui quando si soffre di queste problematiche.

Ciò non significa che magari non potranno esserci ricadute. Ci sono periodi della nostra vita più difficili di altri, accadono cose che mettono a dura prova i nostri nervi, ma pur ricadendoci è possibile sapere come affrontarlo senza dover sentire quel peso sul petto che non ti fa respirare ogni volta che sai di dover uscire di casa.

Negli ultimi anni, fortunatamente, la scienza ha deciso di dedicarci molte più attenzioni. Molti gruppi stanno studiando il nostro intestino e tutto ciò che ne deriva.

Quante volte ti sei sentita triste senza un apparente motivo?  Gli ultimi studi hanno dimostrato che un intestino malandato causa ansia e depressione. Ma ansia e depressione causano problemi intestinali.

Cavolo, un cane che si morde la coda.
E ora?

Beh un modo per arginare ciò c’è ed è apparentemente semplice.

Lavorare sul benessere intestinale.

Probabilmente avrai sentito parlare dell’intestino come secondo cervello. Non è che gli studiosi l’hanno chiamato così perché magari lontanamente lo ricorda, ma proprio perché molte funzioni partono proprio dall’intestino.

Se prendi una bella botta in testa che succede? Che ti senti confusa e dolorante, soffri di vertigini e mal di testa.
Se inizi a non prenderti cura del tuo intestino che succede? Che inizi a soffrire di gonfiore, diarrea e stipsi, il tuo sistema immunitario inizia a fare cilecca e magari ti becchi pure un bel raffreddore, inizi a sentirti triste e magari anche depressa.
Questi, ovviamente, sono solo alcuni dei sintomi che potresti accusare.
Eppure se prendi una bella botta in testa corri subito ai ripari e te ne prendi cura, perché l’intestino non merita lo stesso trattamento?

Purtroppo, come ti ho accennato anche prima parlando della mia esperienza, i gastroenterologi spesso non prendono sul serio la nostra situazione. Non voglio fare di un’erba un fascio, ma alcuni sono rimasti proprio alla preistoria facendoci passare per le pazze e fissate di turno.

Quante volte ti sei sentita non compresa dal medico? Quante volte ti sei sentita dire, anche tu, che era solo un po’ di stress e che dovevi darti una calmata?

È proprio contro questo modo di fare che io voglio combattere.
Sono stanca di ascoltare pazienti che con le lacrime agli occhi mi dicono “il mio medico pensa che io sia pazza, che mi invento i sintomi, che esagero”. Sono allo stesso tempo contenta e triste quando mi sento dire “finalmente lei mi capisce” come se fossi un’aliena perché finalmente considero vere quelle parole e quei sintomi.

Ti dirò un segreto. La sindrome da colon irritabile esiste. La colite esiste.
Non sei sbagliata. Non sei sola. Non è colpa tua se controlli tutti i bagni della tua città. Non sei sbagliata se preferisci restare a casa che scendere in giro per locali.

Però diventa colpa tua se inizi a capire che hai un problema, sai che esiste una soluzione che ti allevia questo problema, e non la prendi in considerazione decidendo di rimanere nella tua comfort zone.

La comfort zone… che bel posto.
La mia comfort zone era il letto. Quando mi stendevo sul letto mi sentivo al sicuro e protetta. Tutto pian piano passava e io iniziavo a sentirmi tranquilla.
Quante ore passate su quel letto. Quante lacrime hanno visto quei cuscini.

Pian piano ho però iniziato ad allontanarmi da quel letto e ho scoperto che la comfort zone posso essere io stessa. Posso sentirmi tranquilla anche in mezzo al mondo. E ho scoperto che mi stavo precludendo tantissime cose.

Ho permesso al mio intestino di prendere il sopravvento su di me. Gli ho permesso di gestire le mie giornate. Gli ho permesso di rovinarmi feste, esami, semplici giornate universitarie o con la famiglia e agli amici.

E tutto questo perché?

Per paura.
Perché sai cosa perdi ma non sai cosa trovi.

Sai che tutto sommato se rimani nella tua comfort zone riesci a stare bene. Ma non sai cosa succede se inizi un nuovo percorso che prevede cambiamenti. Proprio quei cambiamenti da cui si fugge.

Chi soffre di questo tipo di problematiche è abitudinario, perché le abitudini ti danno la possibilità di sentirti tranquilla. Sai che se compirai quei gesti, che se mangerai esattamente solo quelle cose, se ti allontanerai soltanto di quei tot metri, allora starai bene.

Sarà capitato anche a te di prendere una compressa di Imodium quando sapevi che in realtà non ce n’era bisogno solo per stare tranquilla, perché ormai è diventato un’abitudine prenderla prima di scendere.

Di base i comportamenti sono scelti se portano a un piacere o se ci allontano da una sofferenza, quindi nel momento in cui facciamo una scelta, se percepiamo un beneficio, è più probabile che rifaremo la stessa scelta in futuro.

Ed ecco perché hai preso l’abitudine di assumere l’Imodium per scendere di casa. Certo ti darà un beneficio nell’immediato ma hai riflettuto su ciò che saranno le conseguenze a lungo termine? Stai comunque assumendo un farmaco, per cui è probabile che inizierai a sviluppare degli effetti collaterali, così come assuefazione. Quel farmaco inizierà a non farti più effetto se continui a prenderlo abitualmente.
E poi c’è il risvolto psicologico. Avendo sempre un “aiutino” quando inizierai a camminare sulle tue gambe autonomamente?

Ma la colpa non è solo nostra, non è solo tua. In preda alle mille opzioni possibili, agli stimoli piacevoli, perdiamo di vista gli obiettivi a lungo termine. Quindi ecco perché ti sembra di fare sempre la scelta sbagliata.

Per questo motivo ho deciso di sviluppare un metodo che non solo tenga conto delle necessità fisiologiche dell’intestino, ma che prenda in considerazione anche l’aspetto emotivo, umano della problematica e che , quindi, ti aiuterà, passo dopo passo, a raggiungere i tuoi obiettivi, uno alla volta, in modo tale da farti ritrovare la tranquillità che credevi ormai persa completamente.

Non ti resta che scoprire come lavoro per capire se finalmente hai trovato la professionista che stavi cercando.

Per cui quanto vuoi brancolare ancora nel buio?
Non lasciarti sfuggire l’occasione di ritrovare te stessa e la tua libertà di scelta e di movimento, in fondo è questo che desideri, o sbaglio?