Chi sono

All’età di 16 anni ho avuto quello che potremmo definire un attacco di panico.

Ecco, forse è questo il fulcro della mia storia, di chi sono oggi.

Quell’attacco di panico, posso dire oggi a distanza di anni, mi ha letteralmente cambiato la vita. Ed è grazie a quell’attacco che oggi posso esserti d’aiuto, ed è grazie a quell’attacco che oggi so come ti senti, cosa ti preoccupa, cosa non ti fa vivere serenamente la tua quotidianità.

Ricordo quel lontano sabato in cui scesi con la mia famiglia per le strade della mia città, Napoli, in occasione della Notte Bianca. Ero in una piazza gremita di gente, fino a quella sera non mi aveva mai dato nessun problema essere tra la folla, ma quella sera è stata diversa, quella sera è cambiato tutto.

Fino ad un momento prima era tutto ok, facevo festa come chiunque intorno a me, un momento dopo pensavo che sarei morta lì, probabilmente d’infarto, o per mancanza di ossigeno, in ogni caso non pensavo che sarei riuscita ad uscirne indenne. I miei genitori così mi hanno aiutata ad uscire dalla folla, siamo entrati in un vicolo tranquillo, mi sono calmata, ma poi è subentrato un altro problema, quello che poi mi sono portata dietro per molto tempo.

Ho canalizzato tutta la mia ansia, tutta la mia paura, sulla pancia.

Ecco perché capisco come ti senti, perché ho vissuto in prima persona le stesse problematiche che stai probabilmente vivendo anche tu.

Ed è così che pian piano negli anni ho scoperto e visitato tutti i bagni della mia città, è così che ho iniziato a scegliere i locali, le serate, in base ai bagni. Col tempo mi sono convinta di trovarmi in una situazione senza via d’uscita, un cane che si morde la coda come si suol dire. Quando i miei amici mi invitavano ad uscire due potevano essere le cose, o trovavo una scusa e restavo a casa cullata dai sensi di colpa oppure mi riempivo di farmaci, scendevo (dopo aver controllato quanti e quali bagni c’erano in zona) ma ero perennemente in ansia perché avevo paura di stare male e, ancor peggio, del giudizio degli altri.

La diagnosi dei medici?

“è solo ansia, stai tranquilla che poi verso i 50 anni ti passerà” . 50 anni?! E fino ad allora che faccio, mi chiudo in casa!?.

Ed è così che ho deciso di trovare una soluzione, anche perché non potevo continuare a sentirmi perennemente in colpa. La colpa non era mia (e non devi sentirti in colpa nemmeno tu!).
Mi sono chiesta: “Da cosa nasce il problema?”
Ed è così che ho iniziato a chiedermi ogni volta “Ma il problema da cosa parte?”

Ecco che è arrivata in soccorso la mia carriera universitaria. Laurea in biologia, curriculum Nutrizione.
Studiare biologia mi ha dato la possibilità di comprendere come funziona il nostro organismo e in particolare ha catturato la mia attenzione l’intestino e tutti gli organi a lui connessi, proprio per quello che avevo vissuto. Ho compreso quanto l’alimentazione è fondamentale per un corretto funzionamento della motilità intestinale, e quanto è importante che il nostro intestino stia bene per il nostro stato di salute.

Ho imparato che i batteri del nostro intestino sono quasi sempre alla base delle problematiche che ci affliggono giorno dopo giorno.

Ti senti triste e depressa? Potrebbe essere a causa di una disbiosi intestinale, ossia a causa del caos che c’è nel tuo intestino.
Mangi e sembra che ogni cosa ti dà fastidio? Potrebbe essere dovuto al fatto che il tuo intestino è sofferente e quegli alimenti non fanno che peggiorare la situazione.
Dopo ogni pranzo ti vedi gonfia e ti senti come un pallone? Probabilmente il tuo intestino non sa più come dirti che è al limite!

Insomma quell’attacco di panico mi ha permesso  di focalizzare la mia attenzione su di un problema di cui adesso si inizia a parlare un pochino in più, perché ci si vergogna, perché tanto “è solo un mal di pancia, mangia un po’ di riso che ti passa”.

Quell’attacco di panico mi ha permesso di capire che una via d’uscita esiste, che esiste un perché a ciò che ci è successo, e che non è vero che sarà sempre così.

Ecco perché ho deciso di fare la nutrizionista, per permettere prima a me, e poi anche a te di tornare a vivere la quotidianità con serenità, per capire come gestire una problematica per nulla banale e molto debilitante (anche se non si dice!).